martedì 11 ottobre 2016

L'AMORE E LE VIRTU' DELL'ESSERE


Auto-realizzazione significa unirsi col proprio Essere divino intimo, cioè permettere al proprio Maestro Interiore di esprimersi all'interno di noi in tutti i livelli: del corpo fisico, energetico, emozionale, mentale, della volontà e della Coscienza; questo vuol dire che con l'auto-realizzazione si assimilano tutte le qualità, virtù, facoltà dell'Essere, prima fra tutte l'amore.
Ma che cosa significa amare? Tutti noi amiamo questa parola ed amiamo parlare d'amore però nei fatti abbiamo qualche problema ad esprimerlo ogni istante della nostra vita.
Nell'amore si esprimono tutte le virtù dell'Essere: l'autentica castità (che non è astinenza sessuale ma unione sessuale con anelito spirituale), umiltà, serenità, cooperazione, altruismo, temperanza, libertà d'azione della coscienza, etc.
Siamo sicuri che nel nostro amore si riflettano anche tutte le virtù sopramenzionate?
Tutti noi crediamo di essere persone per bene, buoni padri di famiglia e madri responsabili e questo è vero in parte perchè poi ci troviamo all'interno di una società che stenta a rispettare anche le più elementari norme di convivenza civile.
L'esteriore è il riflesso dell'interiore, quindi siamo sicuri di vivere una vita giusta e di trasmettere ai nostri figli valori reali e non illusori e vani?
Che cosa ci impedisce di amare realmente ed in profondità tutta l'umanità, che cosa ci impedisce di essere sereni in ogni circostanza della nostra vita, cosa ci impedisce di essere realmente umili, di non giudicare, criticare, di occuparci dell'altro senza buonismo, sentimentalismo, fanatismo, etc.?
Osservare nella nostra vita che cosa ci impedisce tutto questo è il primo passo; il secondo è comprenderlo in ogni livello della mente attraverso la meditazione ed il terzo passo è l'eliminazione.
L'umanità per fare questo tipo di lavoro ha sempre avuto a disposizione strumenti universali, quali i TRE FATTORI della rivoluzione della coscienza: la NASCITA (la trasmutazione delle energie vitali), la MORTE (dei nostri difetti psicologici) e il SACRIFICIO PER L'UMANITA' (la capacità d'amare tutti gli esseri).

Per maggiori informazioni:
Nuova Accademia Gnostica S.A.W. di Genova
Email: gnosigenova@gmail.com
Istruttori: Davide e Silvia

Dio come Padre è Sapienza. Dio come Madre è Amore.
Dio come Padre risiede nell’occhio della sapienza. L’occhio della sapienza è situato fra le sopracciglia. Dio come Amore si trova nel tempio-cuore.
Sapienza e Amore sono le due colonne principali della grande Loggia Bianca.
Amare, com’è bello amare! Solo le grandi anime possono e sanno amare. L’amore è tenerezza infinita… l’amore è la vita che palpita in ogni atomo come in ogni sole.
L’amore non si può definire perché è la Divina Madre del mondo, è quello che viene a noi quando realmente siamo innamorati.
L’amore si sente nel fondo del cuore, è un’esperienza deliziosa, è un fuoco che consuma, è vino divino, delirio per chi lo beve. Un semplice fazzoletto profumato, una lettera, un fiore, suscitano nel fondo dell’anima tremende inquietudini intime, estasi esotiche, voluttà ineffabili.

Nessuno ha mai potuto definire l’amore, bisogna viverlo, bisogna sentirlo. Solo i grandi innamorati sanno realmente cos’è ciò che si chiama Amore.

Il Matrimonio Perfetto, Samael Aun Weor

mercoledì 7 settembre 2016

LIBERTA' E LAVORO INTERIORE


Che cosa significa essere liberi?
Significa poter fare tutto quello che vogliamo?
Da che cosa dobbiamo liberarci?
Essere liberi significa saper mantenere una certa serenità di fronte a tutte le circostanze della vita.
Essere liberi significa non dipendere dai propri desideri, non essere schiavi di se stessi.
La vera libertà si conquista con il lavoro interiore.
Non c'è libertà senza un autentico lavoro psicologico.
La libertà dev'essere conquistata facendo "sforzi coscienti" quotidiani.
Questi sforzi devono essere diretti contro tutti quei meccanismi istintivi che sono presenti in noi e che provano in tutti i modi a derubare la nostra libertà.
Che cosa ci fa soffrire?
Sono i nostri attaccamenti alla vita, alle cose, alle persone, alla sofferenza, ecc.; eliminati i nostri attaccamenti, ritroviamo la felicità della libertà.
Tutto qui.
Oggi pretendiamo di essere liberi, di non avere catene, non sapendo minimamente che cos'è la libertà.
A volte crediamo di essere liberi, e ci sorprendiamo che ci siano regole, leggi che limitano la nostra libertà, ma è giusto che il nostro operato venga limitato.
Per essere liberi bisogna avere coscienza, ma la coscienza va guadagnata, va conquistata con il lavoro interiore serio e quotidiano.
Essere libero non significa poter fare tutto quello che voglio, perché in quel "Io voglio" ci sono i semi della sofferenza che è l'ego, con tutti i suoi attaccamenti e perversioni.
Quindi chi crede che la felicità, o meglio la serenità, si consegua soddisfacendo i propri desideri, istinti, pensieri, emozioni, ecc., dimentica che in tutto questo c'è ego, attaccamento e sofferenza per sè e per gli altri e di sicuro poca libertà.
Perciò prima è necessario eliminare i propri attaccamenti, presenti in noi, nella mente, nel cuore e nell'istinto, e poi potremo finalmente "permetterci" di essere felici e di trascendere anche le leggi meccaniche della natura ritrovando l'autentica libertà.

"Libertà… bella parola, bel termine! Quanti crimini sono stati commessi in nome suo!
Ogni volta che si lotta per la libertà, ci si ritrova poi delusi, nonostante le vittorie.
Tanto sangue versato inutilmente in nome della libertà! Eppur tuttavia continuiamo ad essere schiavi di noi stessi e degli altri.
La libertà è qualcosa che bisogna ottenere dentro di sé; nessuno può ottenerla fuori di sé.
“Cavalcare nell’aria” è un’espressione orientale che allegorizza il senso della genuina libertà.
Nessuno potrebbe sperimentare realmente la libertà finché la sua coscienza resterà imbottigliata nel se stesso, nel me stesso.
Quando si vuole sinceramente ottenere la libertà, è urgente comprendere questo “io stesso”, la “mia” persona, quello che “io” sono.
Ricchi e poveri, credenti e miscredenti, tutti sono di fatto prigionieri anche se si considerano liberi.
Fin quando la coscienza, l’essenza, quanto di più degno e decente abbiamo dentro di noi, resterà imbottigliata nel se stesso, nel me stesso, nell’io stesso, nei miei appetiti e timori, nei miei desideri e passioni, nelle mie preoccupazioni e violenze, nei miei difetti psicologici, di fatto si resterà in prigione.
La coscienza libera, carente di io, in assoluta assenza del me stesso, senza desideri, passioni, appetiti né timori, sperimenta in modo diretto la vera libertà.
Qualunque concetto sulla libertà non è la libertà. Le opinioni che ci facciamo sulla libertà sono ben lontane dall’essere la realtà. Le idee che forgiamo sul tema della libertà non hanno nulla a che vedere con l’autentica libertà.
La libertà è qualcosa che dobbiamo sperimentare in modo diretto; questo è soltanto possibile morendo psicologicamente, dissolvendo l’io, facendola finita per sempre con il me stesso.
Non servirebbe a niente continuare a sognare la libertà, se ad ogni modo proseguiamo come schiavi".

La Grande ribellione, Samael Aun Weor

Nuova Accademia Gnostica di Genova

sabato 3 settembre 2016

Gnosi: Tradizione e Rivelazione

«Di una cosa l’umanità non può certo lamentarsi: della mancanza di opportunità per l’auto-realizzazione. In ogni tempo, sulla faccia della Terra, sono esistite le chiavi dei misteri. Ci sono sempre stati maestri di sapienza incaricati di guidare i neofiti nella ricerca della Verità che può essere sperimentata solo in modo individuale con l’aiuto di tecniche precise rivelate da un autentico Iniziato. 
I principi gnostici risplendono nella sapienza dei popoli di tutte le età; brillano integri nei testi sacri dei primi Padri dello gnosticismo cristiano e sono comprensibili per noi grazie alle chiavi iniziatiche ricevute dal fondatore del Movimento Gnostico contemporaneo. 
Ma per elevarsi alla maestosa realizzazione dell’Essere è necessario accompagnare la conoscenza ricevuta dalla Tradizione con lo sviluppo progressivo della Rivelazione gnostica all’interno di ogni Iniziato. Solo così viene completata in modo pieno la trasmissione della conoscenza e l’uomo si eleva dalla polvere dei libri –che è la polvere dei secoli– ai maestosi vertici della presenza intima dell’Essere.» 

Dal libro "Gnosi Tradizione e Rivelazione" di Rafael Vargas e Javier Casan

«La Scuola Gnostica del Quarto Cammino è molto antica: viene dai tempi arcaici, è il fondamento dei Grandi Misteri ed è viva nello gnosticismo degli egizi, dei fenici, dei caldei, etc., e anche negli atlantidei e nei lemuri’. Il Quarto Cammino è la Gnosi, la Gnosi di Ermete Trismegisto, la Gnosi degli Esseni, dei Perati o Peraticeni, la Gnosi dei greci –di un Giamblico o di un Pitagora–, la Gnosi dei grandi alchimisti medievali –di un Raimondo Lullo, di un Nicolas Flamel, etc.–, la Gnosi di Gesù di Nazareth, di Paolo di Tarso; la Gnosi dei Misteri di Mitra, di Cartagine, di Troia, dell’Egitto; la Gnosi dei maya, dei nawatl, dei druidi’. Il Movimento Gnostico è il Movimento-Sintesi della Nuova Era dell’Acquario. Tutte le sette Scuole dello Yoga sono nella Gnosi, però in modo sintetico e assolutamente pratico.
Nel Maithuna –la Magia Sessuale– c’è l’Hata Yoga Tantrico, nel lavoro con i Chackra c’è il Raja Yoga pratico. Nei lavori e nelle discipline mentali che, da milioni di anni, coltiviamo in segreto c’è lo Gnana Yoga. Nelle nostre preghiere abbiamo il Bakty Yoga; nella meditazione e negli esercizi respiratori abbiamo il Laya Yoga; nelle nostre pratiche con il Maithuna e nelle nostre meditazioni profonde c’è lo Shamadi; il Karma Yoga lo viviamo nell’azione retta, nel Retto Pensare, nel Retto Sentire, nel Retto Operare, etc.
La Scienza Segreta dei Sufi e dei Dervisci Danzanti, si trova nella Gnosi; la Dottrina Segreta del Buddismo e del Taoismo si trova nella Gnosi; la magia Sacra dei Nordici, si trova nella Gnosi; la Saggezza di Ermete, Buddha, Confucio, Maometto, Ketzalkoatl, etc., si trova nella Gnosi; la Dottrina del Cristo è la Gnosi stessa.» 

"Le scuole gnostiche della rigenerazione" di Samael Aun Weor

Nuova Accademia Gnostica di Genova

sabato 14 maggio 2016

FALSI GURU, FALSI STUDENTI

di Mariana Caplan

Negli ultimi 40 anni, l’occidente è stato invaso da una marea di informazioni spirituali che ormai riempiono le pagine dei quotidiani, gli spettacoli televisivi e le riviste patinate a larga tiratura. Classi di meditazione sono offerte alle Nazioni Unite, Hillary Clinton usa tecniche di visualizzazione e rilassamento, lo yoga è insegnato in molte grandi aziende e la vita di celebrità spirituali come Richard Gere, John Travolta e Tom Cruise è frequentemente oggetto della curiosità del pubblico. La spiritualità è diventata non solo popolare, ma anche un grande affare. La New Age è un’industria multimiliardaria, e alcuni dei più famosi guru e maestri spirituali sono tra gli uomini più ricchi degli Stati Uniti.
Il ricercatore contemporaneo, durante il suo cammino spirituale, cade facilmente vittima di un numero enorme di miraggi, che occorre sapere riconoscere e affrontare. Scoprire le illusioni che abbiamo sul cammino spirituale può essere scoraggiante, se non addirittura deprimente, ma rende possibili realizzazioni spirituali che prima ci erano precluse.
Le motivazioni della ricerca dell’illuminazione
Molte persone hanno un’opinione errata sulle motivazioni per le quali hanno cominciato il cammino spirituale. È molto raro che un ricercatore voglia davvero “realizzare Dio” o “servire l’umanità”. La maggior parte delle persone non sa cosa sia la vita spirituale, per non parlare di cosa cercano in essa. Quando uno studente chiese al maestro zen Suzuki Roshi cosa fosse l’illuminazione, egli rispose: “Perché lo vuoi sapere? Magari non ti piacerebbe”.
Spesso un ricercatore spirituale impiega molti anni per rendersi conto di aver cominciato il cammino spirituale per ragioni che ignora totalmente, e che sono molto meno nobili e romantiche di quello che la sua immaginazione romantica pensava. Scoprire la falsità delle proprie motivazioni può essere molto spiacevole e deprimente, e per questo la maggior parte delle persone preferisce nasconderle nell’inconscio. Si continua tranquillamente a credere di voler solo essere “liberi”, “liberati” e “in armonia con tutta la vita”. Ma mettere a nudo la falsità delle motivazioni è un passo prezioso e necessario nel cammino spirituale. Le ragioni più frequenti che portano a scegliere il cammino spirituale sono:
La libertà dal dolore
La maggior parte delle persone comincia il cammino spirituale perché vuole essere libera dal dolore. “Uno dei maggiori fraintendimenti della gente è quello secondo cui il cammino spirituale è una vacanza”, ha detto il maestro tibetano Chögyam Trungpa Rinpoche. Le persone immaginano che il cammino spirituale darà loro la pace mentale, la trascendenza dei problemi, la libertà dalle perversioni psicologiche e la vita eterna. Si crede erroneamente che, meditando abbastanza, facendo un numero sufficiente di posizioni yoga o leggendo una discreta quantità di libri sulla spiritualità, si conseguirà la beatitudine eterna.
“Troppo spesso i neofiti si illudono che la pratica spirituale sia appagante”, dice lo studioso e l’insegnante di yoga Georg Feuerstein; “Si aspettano di diventare felici e di trovare la risposta alle più importanti domande esistenziali, grazie al loro sforzo o a quello dell’insegnante”. Feuerstein fa riferimento a una concezione che ha le sue radici in un fraintendimento di base e nella negazione della condizione umana: una concezione alimentata dalla palude della New Age e della letteratura pseudo-spirituale che invade il mercato confermando le fantasie dei suoi lettori. Anche se è vero che esistono carrettate di tecniche metafisiche che gonfiano l’ego e creano stati temporanei di estasi e beatitudine, questi ultimi non durano mai, e in ultima analisi hanno poco o nulla a che vedere con la vera spiritualità.
L’ambizione spirituale: la volontà di potenza e di controllo
Chi immaginerebbe mai che la presunta vita spirituale – fatta di meditazione e preghiera, dissolvimento estatico in Dio e umiltà davanti alla verità – possa essere un’altra via per cercare il potere e il successo, o una maschera che cela sensi di inadeguatezza? Per molti è proprio così. La realtà è che la ricerca dell’illuminazione nasconde spesso la ricerca del potere, della gloria, del prestigio o di qualche altra forma di successo mondano.
Se un individuo ha come scopo nella vita quello di diventare “qualcuno”, di essere una persona importante (il direttore generale, la star dello sport, la donna manager, la stella del cinema), e poi comincia un cammino spirituale, è più che probabile che la ricerca del potere e della gloria continuerà nel campo spirituale. È così che funziona l’ambizione. Un individuo ambizioso non lo è soltanto in un contesto, ma in tutta la vita, inclusa quella spirituale.
Gli uomini faranno praticamente di tutto per evitare di affrontare la propria debolezza umana; cioè, faranno qualsiasi cosa pur di non affrontare se stessi. La gente pensa che l’«illuminazione» sia uno stato di onnipotenza in cui non solo si sarà in grado di dominare gli altri, ma si terranno sotto controllo le proprie debolezze e difetti umani. Quello che i testi antichi descrivono come lo stato di “conoscenza perfetta” viene interpretato in base all’ideale di perfezione di ognuno, nel quale non c’è posto per la fragilità umana.
L’illuminazione può sicuramente creare dei poteri o una capacità di controllo illusori, o limitati, ma lo sviluppo spirituale va molto al di là del potere e del controllo terreni. Raramente, se non mai, i veri insegnanti spirituali e le persone dalla comprensione profonda parlano della propria vita in termini di controllo di sé o degli altri. Sanno che la vita è piena di imprevisti, e che un’eventuale influenza sulla vita di altre persone in realtà non dipende da loro. Inoltre, riconoscono che il peso di quella responsabilità è tanto grande da far diminuire qualsiasi sensazione di potere personale.
La paura della morte
La gente cerca l’illuminazione perché non vuole morire. Nelle traduzioni dei testi spirituali, l’illuminazione è sinonimo di “immortalità”, “trascendenza” e “stato eterno”. Sono espressioni molto suggestive per chi ha paura della morte, ma se si comprende il contesto in cui furono create, è chiaro che non si fa riferimento all’immortalità dell’ego o del corpo fisico. Tuttavia, gli esseri umani, alla ricerca disperata di una via per evitare la supposta sofferenza della morte, scelgono certi aspetti degli insegnamenti, evitandone altri. Giungono a pensare che l’illuminazione è il cammino verso la vita eterna dell’ego, che identificano come “se stessi”, e non della consapevolezza, che è sempre già eterna.
Quindi, se per caso ci illuminassimo, il nostro ego cesserebbe di esistere; ovvero, l’ego individuale che all’inizio si era messo alla ricerca dell’illuminazione per evitare la morte sarebbe già morto!
Anche se può essere difficile comprendere quanto siano false e inconsapevoli le motivazioni alla base di un cammino spirituale, gli sforzi fatti non sono inutili. Il grande pregio di qualsiasi autentico cammino spirituale (se percorso con l’assistenza di un maestro affidabile) è il fatto che prima o poi trasformerà l’individuo, a prescindere dalle motivazioni di quest’ultimo. Dio (o la Realtà) è sempre più forte dell’ego, e nel lungo termine (anche se può essere un termine veramente lungo) finirà con il prevalere. Il cammino e il maestro usano la debolezza e le ambizioni dell’individuo per creare delle lezioni che alla fine eroderanno quella stessa debolezza e quelle stesse ambizioni, mostrandole per ciò che sono e portando lentamente allo scoperto la purezza che si trova al di là di esse.
Esperienza spirituale o illuminazione?
Un altro errore comune tra i ricercatori sul cammino spirituale è scambiare le esperienze mistiche per l’illuminazione. Quando qualcuno comincia un percorso spirituale, è verosimile che avrà esperienze di estasi, beatitudine, pace, fusione con tutta la vita e visioni. Uno degli errori più frequenti compiuti dai neofiti è credere che queste esperienze siano lo scopo del cammino. In realtà, in giro ci sono molti maestri, sinceri ma falsi, che insegnano sulla base di una o più di queste esperienze.
Studiando le varie tradizioni esoteriche e occulte, l’assurdità di queste pretese diventa ovvia, perché comprenderemo subito come sia sufficiente la tecnica giusta (il digiuno, la visualizzazione, il “mind-control” e così via) per provocare tali esperienze. Anche se queste ultime possono essere fonte di ispirazione ed elevazione, e possono addirittura essere il catalizzatore che ci porta sul cammino spirituale, è chiaro che la spiritualità non consiste in esse.
Coloro che conoscono l’autentica spiritualità non si lasciano impressionare nemmeno da una camminata sull’acqua. Sanno che lasciarsi incantare da questi spettacoli vuol dire allontanarsi dal vero cammino spirituale. Benché le esperienze psichiche come l’estasi, la beatitudine e la sensazione di fusione non siano nocive o pericolose, e alle volte possano anche essere utili, vanno analizzate con grande cura. Occorre mettere costantemente in dubbio le conclusioni cui si è tentati di giungere dopo tali esperienze. È troppo facile pensare di essere straordinari o importanti solo perché sono avvenute queste esperienze.
Il guru interiore e altre verità spirituali lapalissiane
Tra tutte le comuni verità lapalissiane, quella del guru interiore è una delle più ingannevoli. Anche se l’espressione “guru interiore” indica qualcosa che esiste davvero, molti di coloro che dicono di seguire il guru interiore in realtà non lo stanno facendo. Per udire e seguire l’impegnativa guida di un guru interiore è richiesta una grande maturità umana e spirituale, che si conquista con anni di pratica spirituale, e non leggendo un libro o ascoltando un combattente New Age che proclama il messaggio.
Il motivo principale per cui la gente si volge al guru interiore è la pigrizia e il disinteresse verso la trasformazione genuina. Il guru esteriore – il vero maestro spirituale – porterà in crisi l’ego e metterà a nudo tutto ciò che è falso, cosa impossibile al guru interiore. La vita interiore degli esseri umani consiste in una grande moltitudine di voci (molte delle quali decisamente nevrotiche) e l’ego è ben felice di dare a una di esse gli abiti del monaco, un tono di voce suadente e il titolo di “guru interiore”. Tali guru interiori, conosciuti anche come il “sé interiore”, il “vecchio saggio interiore” o il “profondo sé”, sono noti per permettere alle persone tutto ciò che vuole il loro ego (una vacanza dispendiosa, per esempio, una nuova Ferrari, la manipolazione degli altri “per il bene più elevato” ecc.), sempre in nome della vita spirituale. È molto più facile perdonare i nostri errori se siamo stati “guidati”, rinunciando quindi ad assumerci la res! ponsabilità delle conseguenze. Se la guida dà risultati positivi, diventiamo degli eroi per aver ascoltato e seguito la voce; se le cose non funzionano, siamo semplicemente vittime dei desideri della voce interiore. In un modo o nell’altro, noi non siamo mai responsabili.
Molto simile alla voce interiore è il “seguire il proprio cuore”. È vero che alla fin fine dobbiamo seguire il nostro cuore e che quest’ultimo non mente, ma come facciamo a sapere quando lo stiamo ascoltando? Molte persone non hanno idea di cosa sia il loro cuore, non lo hanno mai percepito né udito parlare. La maggior parte dei messaggi che attribuiscono al cuore, in realtà, vengono dalla mente, che è capacissima di parlare con tono amorevole, delicato e anche “con il cuore in mano”.
Quando le persone ignorano la quantità di “voci interiori” esistenti in loro (inclusa la voce del proprio “cuore”) e non sanno nulla della tendenza dell’ego a corrompere ogni aspetto della personalità per sabotare la crescita spirituale, cadono facilmente vittima delle seduzioni del guru interiore. Alla fine, esse si defraudano di quella crescita e trasformazione che volevano trovare cominciando questo cammino.
Un’altra delle pericolose verità lapalissiane in voga tra i neofiti contemporanei è il ritornello “tutto è un’illusione” e i suoi derivati. Seguendo la logica della mente duale, se tutto è un’illusione, non importa fare del male agli altri o distruggere il nostro corpo con le droghe o l’alcol, perché il corpo non è reale. Se la vita non è altro che un sogno, perché non arraffiamo tutto ciò che possiamo, senza preoccuparci delle persone che calpesteremo nel fare questo e di coloro che diventeranno poveri a causa del nostro egoismo? Se tutto è uguale, non esiste male e bene, giusto e sbagliato: quindi, perché non barare, mentire e rubare?
Coloro che usano indiscriminatamente queste idee prese dalla “realtà assoluta” non capiscono che quest’ultima non nega in alcun modo la realtà relativa. La non-dualità non cancella la dualità. Chi comprende davvero il significato di espressioni come “il guru interiore”, “tutto è uno” e “il maestro è ovunque”, non si vanta mai di queste verità in reazione a una sfida alla sua psiche (al contrario di chi ne ha avuto solo un’intuizione profonda ma fugace). Al contrario, la bellezza della realtà che ha intravisto lo rende più umile, spingendolo a mettersi al servizio e a partecipare maggiormente al mondo in cui viviamo. Come ha detto un altro maestro zen: “Non puoi vivere a lungo nel mondo di Dio: non ci sono né ristoranti né toilette”.
Falsi maestri e falsi studenti
Infine, arriviamo all’argomento dei maestri e i loro discepoli. Che li si chiami guru, maestri, guide o amici spirituali, due cose apparentemente opposte si possono dire su di loro senza ombra di dubbio. Innanzitutto, per raggiungere le vette più alte del cammino spirituale è necessario un maestro; secondo, per ogni maestro autentico, esistono letteralmente migliaia di ciarlatani. Se pensiamo che chiunque sappia declamare eleganti verità spirituali, affermi di essere un “tulku” tibetano o ci prometta l’illuminazione in un week end sia un maestro autentico, stiamo gettando le basi per la nostra futura delusione. Inoltre, è probabile che in futuro dubiteremo di tutti gli insegnanti spirituali, quando in realtà è stata la nostra inadeguatezza di studenti a renderci incapaci di distinguere tra i veri maestri e i ciarlatani.
Il compianto santo indiano Swami Muktananda ha detto che il mercato dei falsi maestri è in crescita perché è in crescita il mercato dei falsi studenti. Arnaud Desjardins, maestro spirituale francese ed ex cineasta, sollecita i neofiti a chiedersi non se il loro maestro è autentico, bensì: “Sono un discepolo?”. Gli studenti spirituali disillusi passano la vita a puntare il dito contro i falsi maestri e a negare la necessità di un maestro vivente ed esteriore, ma la verità è che loro stessi non sono riusciti a essere quel tipo di studente necessario ad attirare un maestro autentico.
Il punto sta nell’essere implacabilmente onesti con se stessi sui motivi per i quali stiamo cercando un maestro, e cosa ci aspettiamo da lui. Se cominciamo la vita spirituale perché vogliamo trovare un nuovo partner sexy, forse non abbiamo affatto bisogno di un maestro. Se pratichiamo la meditazione perché vogliamo essere più sicuri di noi stessi e avere più potere personale, andrà bene qualsiasi insegnante carismatico. Ma se siamo sul cammino spirituale perché stiamo cercando di realizzare il nostro potenziale più elevato, avremo bisogno di un maestro autentico, e per trovarlo dobbiamo diventare discepoli autentici.
Talvolta, per imparare il discernimento e la discriminazione sul cammino spirituale, dobbiamo incontrare una serie di falsi insegnanti. Così impareremo a distinguere tra il falso e l’autentico. In ultima analisi, dobbiamo assumerci la responsabilità di essere finiti con degli insegnanti falsi, perché in noi c’era qualcosa che ci ha impedito di vedere con più chiarezza. Solo allora potremo proseguire sul cammino spirituale con più lucidità.
Un cammino confuso
Le splendide luci delle esperienze mistiche e dell’estasi segnano spesso l’inizio di un cammino spirituale, la cui fine promette di essere ugualmente soddisfacente. Nel mezzo, però, esso è confuso. È tale perché nulla è certo riguardo l’evoluzione spirituale. A un certo stadio, la visione mistica può costituire un’ispirazione fondamentale per il nostro progresso, mentre a un altro stadio la stessa visione può essere una scusa per affermare prematuramente di esserci illuminati. La nostra voce interiore può darci la guida necessaria o riempirci di bugie. Possiamo trovarci a disagio con il nostro maestro perché è un ciarlatano, oppure perché sta portando alla luce parti del nostro ego che preferiremmo evitare. In quest’ultimo caso, diciamo che il maestro è un ciarlatano, quando in realtà è la nostra falsità che è stata portata alla luce.
Il cammino spirituale è un processo di graduale disillusione nel quale tutte le nostre idee riguardo chi siamo, cos’è la vita, cos’è Dio, cos’è la Verità e cos’è lo stesso cammino spirituale vengono smontate e distrutte. È anche un cammino entusiasmante, perché questa opera di smantellamento alla fine ci lascerà con la nuda Verità, che è l’unica cosa che alla fine può soddisfarci.
Il cammino spirituale è vivo; muta e si evolve davanti ai nostri occhi. Poiché sul nostro progresso e le nostre conquiste spirituali non possiamo avere certezze, il nostro compito è affrontare totalmente e senza compromessi le sfide che si presentano di fronte a noi. Se le nostre motivazioni sono serie (non solo riguardo la nostra evoluzione spirituale, ma anche riguardo il nostro impegno verso una genuina cultura spirituale in occidente), non possiamo accontentarci di un falso, la spiritualità New Age (per quanto essa possa essere confortante). La spiritualità autentica ci sta aspettando.
 
Fonte:innernet.it Traduzione di Gagan Daniele Pietrini
da innernet.it